La sociocrazia: decidere e agire insieme è più facile

Un approccio di governance rigenerativa che convince co-housing, ecovillaggi e comunità educanti.

articolo di Andrea Safir Stagliano (gruppo Rivecrazia)

Cos'è la sociocrazia, e perché non è solo un metodo

La sociocrazia è un sistema di governance adatto alle organizzazioni che vogliono autogestirsi sulla base di valori comuni, chiariti in documenti condivisi, generalmente una Visione e una Missione. Solo se un gruppo ha chiaro il proprio orizzonte si potrà valutare cosa ha senso, al di là delle preferenze personali.

La sociocrazia stessa è fondata su tre valori: equivalenza, trasparenza ed efficacia.
Equivalenza non è uguaglianza: siamo diversi, ogni persona con talenti e bisogni diversi, ma come individui abbiamo lo stesso valore, anche se ci sono affidati ruoli diversi.
Trasparenza: tutti hanno accesso diretto alle informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni.
Efficacia: l'organizzazione e i suoi membri praticano costantemente l'auto-miglioramento.

In sociocrazia si decide per assenso, non per maggioranza.
Si va avanti quando una proposta è "abbastanza buona e abbastanza sicura" per essere messa in pratica: non si cerca la soluzione perfetta, che spesso non esiste, ma quella con cui ciascuna persona può convivere, e che il gruppo può sperimentare e migliorare nel tempo.
È un metodo decisionale consensuale, per cui una decisione è presa quando tutte le persone chiamate a decidere mostrano il proprio pollice in sù. Questo consente di andare avanti insieme senza lasciare nessuno indietro, ma anche senza restare impantanati in processi lunghissimi. Chiunque abbia vissuto la fatica delle decisioni collettive intuisce quanto possa essere prezioso.Ma la sociocrazia non si limita al come decidere. È un sistema completo di governance, fondato su tre pilastri:

  • il metodo dell'assenso
  • la struttura a cerchi interconnessi
  • la cultura del feedback.

Introduzione Sociocrazia a MontesoleI cerchi sono gruppi di lavoro con un mandato specifico, che decidono in autonomia per il proprio ambito e nominano i propri ruoli attraverso processi trasparenti. Nessuna con elezione o votazione di “candidati”, ma assieme si sceglie chi ha le qualità di adatte al ruolo. I feedback cadenzati, sui ruoli, le decisioni, i cerchi, sono un modo sia per celebrare cosa è andato bene che per migliorare ciò che potrebbe andare meglio.

 

Come è arrivata nella RIVE, e cosa ha cambiato

La RIVE ha incontrato la sociocrazia nel 2014.
Francesca Guidotti e Genny Carraro organizzarono le prime formazioni in Italia, e ricordo che in entrambe eravamo davvero in tanti, tribù variegata di attiviste/i da varie organizzazioni, non solo da Rive.
Ci siamo spostati anche di molti chilometri pur di esserci: prima ad ascoltare un formatore olandese che viveva in un co-housing, poi uno inglese che portava la Sociocrazia 3.0. Eravamo affamati.
Molti di noi venivamo già dalla pratica del metodo del consenso, che amavamo, ma che delle volte ci lasciava bloccati , e soprattutto non ci dava strumenti per organizzarci, per distribuire ruoli e responsabilità in modo chiaro mentre la rete cresceva.

Dell'implementazione in RIVE si è preso cura fin dall'inizio un gruppo di persone che si erano innamorate di questo approccio, tutte passate per quelle prime formazioni alla Torre di Mezzo.
Ricordo ancora le prime assemblee in cui l'abbiamo presentata, era ancora il 2014, a Dulcamara, e poi le prime nomine sociocratiche, che sono state il primo strumento a prendere davvero piede, dal 2016 in poi.
Da lì, via via, abbiamo iniziato a ipotizzare un'introduzione più strutturata nell'intera rete.
Nel 2017 si è costituito un gruppo di lavoro dedicato, chiamato Rivecrazia, per lo studio di come introdurre la sociocrazia in RIVE.
struttura RIVE nel 2023 1
Nel 2020/21 quel gruppo ha ricevuto mandato formale dall'assemblea dei soci per implementare la Sociocrazia nell’associazione: diffondere la pratica dell’assenso, costituire i cerchi, e sdoppiare i poteri dell'allora Consiglio Direttivo in due cerchi distinti.

Uno dedicato alla parte operativa, diventato poi Cerchio di Coordinamento, e uno dedicato alla custodia dei valori, che abbiamo chiamato Consiglio Visione , in sociocrazia generalmente si chiama circolo della mission.

Oggi la RIVE opera con una struttura articolata su quattro livelli di cerchi interconnessi
.

Tante persone sono passate attraverso il gruppo Rivecrazia in questi anni, portando energia e contribuendo a strutturare il percorso.
Io sono nel gruppo fin dagli inizi, e accanto a me ci sono ancora presenze storiche come Lapo Brau, grande appassionato di sociocrazia, che porta un approccio originale dove coniuga gli strumenti sociocratici con l'Arte del Processo, una spiccata sensibilità nella facilitazione e accompagnamenti e un talento nella mediazione di polarità.
Lapo, consigliere Rive, organizza formazioni e introduzioni alla sociocrazia, e con Genny sono ormai alla quarta edizione del corso online "Decidere Insieme è come andare in Bicicletta" e a grande richiesta sta per partire il secondo livello.
Più di recente hanno aderito al gruppo Raffaella Manzotti e Luciano Raso, che si sono avvicinati alla sociocrazia attraverso Sociocracy for All, un'organizzazione internazionale che ha come obiettivo dichiarato quello di diffondere la sociocrazia nel mondo, perché la considera uno strumento capace di portare una democrazia più profonda e di migliorare concretamente la vita delle organizzazioni che puntano all'inclusione e a un rapporto sano dell'essere umano con se stesso e con il pianeta.

Raffaella, che viene dal mondo della comunicazione, si sta sperimentando in facilitazioni varie, mentre Luciano, che da anni vive in Francia, ha come obiettivo la diffusione in associazioni, ma anche nel mondo aziendale, adattandola al contesto per allineare governance ai bisogni dell’organizzazione.
Tatiana Rommelli, presidente RIVE e coabitante al cohousing Montesole di Torino, descrive bene la trasformazione in atto: "Sta entrando con calma, con lentezza, ma sta anche entrando nelle corde di tutti. Tutti iniziano a vedere il mondo un po' attraverso quella lente, e questo ci sta aiutando sul piano organizzativo, sulla partecipazione delle persone e soprattutto sta creando un grande interesse."

Chi la usa in Italia e come

Nel mondo aziendale italiano la sociocrazia ha fatto poca breccia: ci sono approcci affini più diffusi come Agile e Holocracy.
Ma nelle organizzazioni orizzontali, dove ci si considera pari, comunità intenzionali, co-housing, ecovillaggi, scuole parentali, associazioni, la domanda cresce di anno in anno.

Introduzione Sociocrazia a Base Gaia OKTra i contesti che la stanno sperimentando, in tutto o in parte, ci sono i cohousing Casona di Padova, Cascina Sié e Montesole a Torino, Base Gaia a Milano, gli ecovillaggi Meraki (BO) Bologna e Antico Sentiero (AL), e ancora i Piumani, organizzazione diffusa, e diversi progetti di educazione parentale, tra le quali ho supportato nell’adozione Casa delle Meraviglie (TO) e Arakè (PD).
Le esperienze sono diverse per intensità e profondità di implementazione, ma quello che accomuna le testimonianze sono in genere positive.

"Se devo dire una parola che racchiude tutto, sociocrazia è partecipazione", dice Alessandro di Casona. Michela, sempre da Casona, sottolinea la leggerezza che porta avere passi precisi da seguire: "La processualità di questo metodo ci permette di prendere decisioni in maniera efficace, con tempi non troppo lunghi e nel rispetto delle opinioni di tutti." E Fabio di Meraki va al cuore del principio dell'assenso: "Diamo valore anche alla voce discordante, fosse anche solo una su dieci. Attraverso l'ascolto di ogni singola voce riusciamo a creare una proposta che possa accogliere i bisogni di tutti senza lasciare nessuno scontento."
Stefano di Cascina Sié mette l'accento su un aspetto spesso sottovalutato: la sociocrazia dà voce anche a chi di solito tace. "Strumenti come la sociocrazia e il metodo dell'assenso creano uno spazio dove ogni voce può emergere, anche quelle più timide o meno abituate a parlare in gruppo. Così le decisioni non sono solo più inclusive, ma anche più sagge."

Come arriva la sociocrazia in un gruppo e perché nessuno torna indietro

La sociocrazia non si impone dall'alto: arriva quasi sempre attraverso una persona che ne ha fatto ne abbia fatto esperienza, o l’abbia vista in azione in un gruppo, e ne è rimasta colpita.
Proprio per incentivare questo contatto diretto, dal 2018 ho focalizzato molte giornate di introduzione in giro per l'Italia, soprattutto nel centro-nord, e negli anni saranno passate almeno duecento persone.
Un'introduzione non è una lezione teorica frontale: si gioca subito con gli strumenti di base, dall'assenso al feedback a una nomina a ruolo. E capita che qualcuno ne esca trasformato nella propria visione di come è possibile collaborare in modo diverso.

sociocrazia montesole dallaltoDa lì il percorso tipico è questo: la persona porta l'entusiasmo nella propria organizzazione, si organizza un incontro di gruppo, si inizia a sperimentare. Il primo passo concreto è quasi sempre la nomina di due figure chiave: il facilitatore, che custodisce il processo, e il segretario, che custodisce la memoria. Da lì si costruisce gradualmente l’adattamento della Sociocrazia al gruppo, scegliendo con quali cerchi partire e su quali bisogni creare delle policy. 

Uno degli aspetti più potenti di questo processo è proprio la creazione dei cerchi: spesso un gruppo ha già chi si occupa dell'orto, della cucina, degli eventi,  ma lavorare in modo sociocratico significa scrivere una scheda del cerchio, dare una delega esplicita, assegnare magari un piccolo budget entro cui il gruppo può muoversi in autonomia senza dover ripassare ogni volta dall'assemblea generale.
Questo aumenta enormemente non solo la velocità, ma anche la fiducia reciproca e quell'empowerment, difficile da tradurre in italiano,  che indica la crescita dei singoli e, di conseguenza, dell'intero gruppo.

Quando accompagno un'organizzazione non propongo mai una rivoluzione permanente. La sociocrazia stessa suggerisce di sperimentare: ci si dà un orizzonte temporale, un feedback a metà percorso, una valutazione finale.
Invito sempre a provare per nove mesi o un anno, e poi a decidere consapevolmente se proseguire. Ebbene: fino ad oggi, nessuna delle organizzazioni in cui ho contribuito a portare la sociocrazia ha scelto di tornare indietro. I percorsi sono stati diversi, le velocità diverse, le strutture adattate alle specificità di ciascun gruppo,  ma nessuno ha detto "torniamo a prima". Per me, questo è il segnale più eloquente della sua efficacia.

Le nomine, i feedback, il doppio link: le perle della sociocrazia

Tra gli strumenti sociocratici, quello che mi ha sempre fatto battere il cuore di più è la nomina a ruolo. Nelle elezioni democratiche vince chi ha il coraggio di parlare di sé, chi sa fare campagna, chi non si vergogna di mettersi in mostra. Un timido, per quanto capace, difficilmente emerge.
La nomina sociocratica funziona al contrario: sono le persone del gruppo a riconoscere le qualità di chi nominano, qualità che spesso il diretto interessato non si sarebbe riconosciuto. Non c'è chi vince e chi perde: alla fine di ogni nomina si esce con un senso di arricchimento collettivo, avendo scoperto insieme i talenti di tutti.

Anche Tatiana ha una sua preferita: il doppio link tra cerchi. Ogni cerchio invia un proprio rappresentante nel cerchio più centrale, e il cerchio più centrale invia il proprio in quello periferico collegato. "Questo mi dà una sensazione di maggior ascolto di tutti e di uguaglianza tra i membri. C'è sempre un passaggio fluido di informazioni, ma anche di stati d'animo, di emozioni, di quello che i cerchi vivono,  molto più egualitario rispetto a qualsiasi organizzazione dove c'è una persona sola a fare da ponte."

sociocrazia montesole dallaltoE poi ci sono i feedback. In una cultura abituata a giudicare le persone - sei stato bravo, hai sbagliato, non sei adatto - la sociocrazia introduce una distinzione che sembra piccola ma è rivoluzionaria: si valuta il ruolo, non la persona. "Il feedback ti aiuta a capire dove puoi mettere la tua energia per migliorare quel ruolo", spiega Tatiana. "Non ti dice che come persona sei sbagliata, ti dice che in quel ruolo puoi crescere."

E il linguaggio del feedback sociocratico non conosce il segno meno: solo "cosa ha funzionato (+)" e "cosa poteva andare ancora meglio se… (++)" ,  un incontro naturale tra sociocrazia e comunicazione nonviolenta
.

La mia esperienza:  formazioni, percorsi, un libro da leggere

Ho portato la sociocrazia in molti contesti: ecovillaggi, co-housing, comunità educanti, associazioni. Non la porto mai da sola: la accompagno con la comunicazione empatica, i cerchi di parola e altri strumenti di cultura rigenerativa, perché la sociocrazia danza naturalmente con questi approcci,  e insieme funzionano anche meglio.Introduzione Sociocrazia a Cascina Siè

Quest'anno, a Torino, insieme a Tatiana abbiamo avviato quattro appuntamenti di Sociocrazia e cura del gruppo, in cui uniamo gli strumenti sociocratici all'attenzione al campo relazionale. Il risultato di questa unione in un’unica formazione è piaciuto molto… ha unito cuore e testa, percezione e direzione.

Online, insieme a Tatiana e Lapo, abbiamo inoltre organizzato un percorso on-line di lettura condivisa di "Molte voci, una canzone", il principale testo sulla sociocrazia disponibile in italiano. Anche qui la risposta ci ha sorpreso: si sono iscritte oltre cinquanta persone, tra cui molti attivisti e attiviste di RIVE e abitanti di comunità. Siamo a metà percorso e l'energia è alta:  credo che lo riproporremo l'anno prossimo. Per chi voglia avvicinarsi è uno degli inizi possibili.

Cosa serve perché funzioni davvero

La sociocrazia non è una bacchetta magica. Come ricorda il testo Let's Decide Together, per implementarla con successo serve un atteggiamento orientato ad accogliere gli errori, la disponibilità a sperimentare e la capacità di accettare il fallimento. Serve una cultura collaborativa, in cui le persone si sentano al sicuro, viste e ascoltate. Serve la pazienza di imparare qualcosa di nuovo, di affinare strumenti che non appartengono alla nostra cultura di provenienza.

Riccardo di Comunità di Etica Vivente lo dice con una bella immagine: "Servono tanti occhi per avere una versione completa di quello che stiamo osservando, e tante teste per identificare la strategia migliore."
Anche Riccardo Clemente dall'ecovillaggio Avalon la pensa così: "Mi piace quando l'intelligenza collettiva costruisce soluzioni con un pizzico di Francesco, un'aggiunta di Lorenzo, un goccio di saggezza di Franco. Molto meglio di quello che avrei potuto immaginare da solo."

La sociocrazia è, in fondo, un approccio dinamicamente pacifico allo stare insieme: nessuno è ignorato, si decide e si apprende insieme, e si cammina verso orizzonti comuni con consapevolezza, efficacia e cura.
Se questo articolo ti ha acceso qualcosa, il passo più semplice è iniziare a esplorare:  un libro, una formazione, o chiedere di assistere a un cerchio in cui si usa.







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