Scambio giovanile nell'ecovillaggio ZEGG in Germania

Giulia, partecipante al progetto "Youth on Earth – Yes We (C)are, 2023", ci racconta la sua esperienza.

 


Immagina di entrare in un’ampia sala colorata di luce calda, con comodi divani e pareti arancioni. Delle persone siedono a terra, su un tappeto rosso in mezzo al quale sono disposti fiori e candele. Piccoli oggetti naturali - rocce, pezzi di legno e foglie - sono disposti in cerchio, come le persone attorno. L’atmosfera è accogliente e dai dettagli traspare cura. Mentre ti siedi, incontri dei sorrisi delicati e sguardi gentili. Gli altri umani sembrano aperti e desiderosi di iniziare quanto te. Non conosci ancora i loro nomi, ma presto diventerete una tribù. 

 

Ena, una delle facilitatrici, inizia a leggere una poesia. Si chiama “The invitation”:

“It doesn’t interest me what you do for a living. I want to know what you ache for and if you dare to dream of meeting your heart’s longing.

It doesn’t interest me how old you are.

I want to know if you will risk looking like a fool for love, for your dream, for the adventure of being alive. 

I want to know if you can sit with pain, mine or your own, without moving to hide it, or fade it, or fix it.

 

I want to know if you can be with joy, mine or your own; if you can dance with wildness and let the ecstasy fill you to the tips of your fingers and toes without cautioning us to be careful, be realistic, remember the limitations of being human…”

[Traduzione:

Non mi interessa cosa fai per vivere. Voglio sapere per cosa soffri e se osi sognare di soddisfare il desiderio del tuo cuore.

Non mi interessa quanti anni hai.

Voglio sapere se rischierai di sembrare un pazzo per amore, per il tuo sogno, per l'avventura di essere vivo.

Voglio sapere se sei in grado di sopportare il dolore, il mio o il tuo, senza muoverti per nasconderlo, sbiadirlo o aggiustarlo.

Voglio sapere se sai stare con la gioia, la mia o la tua; se sai danzare con la selvatichezza e lasciare che l'estasi ti riempia fino alla punta delle dita delle mani e dei piedi senza ammonirci di stare attenti, di essere realistici, di ricordare i limiti dell'essere umano...]

Con questo invito profetico abbiamo aperto la quinta edizione di "Youth on earth - yes we (c)are", uno scambio europeo che si è svolto dal 23 agosto al 4 settembre presso l'Ecovillaggio ZEGG in Germania. Il progetto, finanziato dal programma Erasmus+, ha lo scopo di fornire a trenta giovani provenienti da tutta Europa la possibilità di riflettere su domande essenziali e dedicarsi al lavoro interiore attraverso esperienze di gruppo. Cosa significa autenticità? Quali sono i nostri veri desideri e bisogni come esseri umani? Quali sono gli elementi per coltivare connessioni genuine con altre persone e con l’ambiente in cui viviamo? Come ci sentiamo nel contatto con la natura, e come possiamo ritornare vicine alla terra? 

          

Il posto giusto 

Il progetto si è svolto presso l'ecovillaggio ZEGG - Center for Experimental Cultural Design, un ambiente perfetto per disintossicarsi dallo stress della vita quotidiana e riconnettersi con bisogni trascurati. ZEGG è nato da un gruppo di 40 persone che, sull’onda della rivoluzione culturale degli anni '60, ha iniziato a mettere in discussione le norme sociali preesistenti e a sperimentare nuove forme radicali di vita insieme. Oggi ZEGG è una stabile realtà, un piccolo villaggio quasi del tutto autosufficiente dove oltre 100 persone vivono, lavorano e collaborano per modellare una società alternativa. A un'ora da Berlino, questa oasi di casette di legno, ampi spazi verdi e un laghetto artificiale ci ha ospitato per tredici giorni, offrendoci uno spazio sicuro dove poterci spogliare dei condizionamenti della cultura predominante e dimenticarci del ritmo opprimente del sistema capitalistico. 

 

Il tempo scorre in modo diverso quando si vive in comunità. Si dilata e al contempo vola via veloce. Noi ci sentivamo spesso stanche, ma raramente annoiate o ansiose (in questo articolo si usa il femminile sovraesteso invece del maschile universale). Eravamo sempre presenti, non altrove dietro al telefono, bensì radicate nel flusso delle giornate. Abbiamo avuto l’opportunità di passare del tempo con persone che vivono a ZEGG da anni, ascoltando le loro esperienze di vita e contribuendo ad alcuni dei lavori necessari per sostenere l’ecovillaggio. Anche i pasti erano un momento di ritorno alla semplice genuinità: mangiavamo le verdure e la frutta che raccoglievamo insieme e le prelibatezze (vegane o vegetariane) che aiutavamo a cucinare. 

 

Oltre al tempo trascorso con la comunità ZEGG, ogni giorno facevamo attività col nostro gruppo. Ogni giorno era dedicato a un certo tema, come la consapevolezza di sé, la comunicazione e le relazioni, la connessione con la natura, il rapporto con il denaro, l’identità di genere e la teoria queer. Man mano che i giorni passavano, ci siamo addentrati in argomenti sempre più delicati, ponendoci domande che di solito, nella cultura predominante, non trattiamo con la stessa profondità e trasparenza, perché richiedono spazi dedicati, tempo, cura, attenzione e apertura mentale. Le attività e il percorso sono stati pensati per connetterci sempre più profondamente l'una con l'altra, donandoci al contempo strumenti e risorse per prenderci cura di noi stesse. Forse non abbiamo trovato risposte definitive, ma di sicuro un’abbondanza di intuizioni ricche di significato e ricarica spirituale per continuare a esplorare con purezza questi temi.

    

Integrazione attraverso la cura, per me stessa e per l'Altro

Il primo giorno siamo partite dal tema “mente e corpo”. Abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio il nostro sistema nervoso, studiando come l’interconnessione di mente e corpo si manifesti nelle nostre reazioni nervose automatiche. Se concettualizziamo le emozioni come segnali che il nostro corpo ci invia, possiamo rispettare maggiormente noi stesse imparando a porre confini in modo sano. Questo ci ha portate al tema del consenso, che abbiamo esplorato attraverso un esercizio per acquisire agio nel dire di no e nel ricevere un no. Durante le attività, ci dedicavamo a essere presenti autenticamente l’una per l’altra. Praticavamo spesso l'ascolto profondo (ossia ascoltare una persona che parla senza interromperla), e spesso alla fine ci davamo feedback o rispecchiamenti secondo i principi della comunicazione nonviolenta. 

Questo tipo di attività ha reso lo spazio più sicuro, poiché da quel momento sentivamo di poter contare su intese condivise (nuove norme sociali) di accettazione e rispetto reciproci. Ci è parso chiaro che la cura autentica, l'esserci l’una per l'altra, passa anche dal rispetto dei nostri stessi bisogni. Pertanto, ogni volta che qualcuna si prendeva spazio per sé, ponendo un confine, accoglievamo questo gesto con gratitudine, invece che come un’offesa, perché lo vedevamo come un segnale di fiducia e di cura anche verso la relazione.

   

Le relazioni sono flussi di connessione, come dei fiumi. A volte, alcune rocce o sassi depositati sul fondale ne ostacolano lo scorrere. Di solito è difficile identificare ciò che si trova sotto la superficie di un rapporto e blocca il flusso: forse questa persona una volta non ha ricambiato un mio saluto, o forse mi ricorda qualcun altro, con cui magari ho un diverbio, o forse c’è dell’altro di completamente diverso. Insomma, potrebbero esserci mille ragioni che mi bloccano dal connettermi liberamente con lƏi. Trovando parole per nominare queste pietre, confessandole alla persona in questione, possiamo chiarire le acque e sbloccare la connessione. Questo genere di pratiche, guidate dalla bravura di due splendide facilitatrici, ci ha portato a costruire profonda intimità e fiducia, un contatto di anime autentico in cui ci siamo mostrate e viste l’un l’altra abbattendo moltissimi filtri.

 

Lavoro interiore e di gruppo

Secondo il "Core-Ring Model", la nostra personalità è formata da vari strati, come anelli concentrici attorno a un nucleo essenziale. Disegnandoli per terra, li abbiamo attraversati col corpo, in un esercizio che ci ha coinvolti in una discesa simbolica dal cerchio più esterno, superficiale, al più intimo. Partendo dall'immagine di noi che proiettiamo all’esterno, per rispondere alle aspettative della società e per sentirci accettati, siamo passate alle strategie sottostanti, quei meccanismi che abbiamo sviluppato per gestire lo stress, il dolore, la necessità di andare avanti in un sistema socio-economico disumanizzante (ad esempio la competitività, l’individualismo, l’evitamento). Continuando a camminare, abbiamo attraversato le emozioni che cerchiamo di sopprimere, i sentimenti da cui fuggiamo, ma che vivono sepolti in noi anche se li rifiutiamo: rabbia, tristezza, paura, etc. E infine, calandoci ancora più in profondità, nella nostra interiorità, al cuore di tutto, abbiamo trovato un nucleo che trascende i confini del sé, un'essenza che si espande oltre l'ego e si scioglie in un senso di amore più ampio, cosmico, universale.

La potenza di queste pratiche ci portava inevitabilmente ad aprirci e condividere sempre più con le altre. Supportandoci reciprocamente in questo scavo interiore, attraverso esercizi di ascolto a tu per tu ma anche esplorando temi delicati tutte insieme in un cerchio o in un Forum, abbiamo creato una coesione di gruppo sempre maggiore. Il Forum, una delle pratiche distintive di ZEGG, è un'esperienza profondamente catartica e trasformativa, che apre a nuovi livelli di consapevolezza. Nel Forum, una persona può esplorare e condividere la propria esperienza di vita grazie al sostegno di un cerchio di esseri umani che mantengono lo spazio con presenza attiva. Una persona entra, in piedi, in mezzo al cerchio, e porta un processo attivo in lei (come si sente, qualcosa di vivo che la tocca e la muove particolarmente). Questa condivisione, grazie alla facilitazione, diviene un esemplare di qualcosa che trascende la storia individuale e si ricollega invece a un tema umano universale, generando una potente esperienza di gruppo che è impossibile riportare a parole.

Non solo di umani era composta la nostra tribù: anche la foresta e tutta la natura che circonda e sostiene l'ecovillaggio di ZEGG era con noi. Camminando a piedi scalzi nella foresta, e attraverso una sessione di esplorazione sensoriale ad occhi chiusi, siamo tornate alla terra da cui proveniamo. Abbiamo riattivato i nostri sensi, ponendo attenzione agli odori del muschio e dell’umidità dell’aria, alla consistenza delle cortecce, allo scricchiolio del fogliame calpestato, al sibilo del vento, al calore del suolo. Abbiamo superato la barriera dell’umano per entrare in relazione con la natura e le creature viventi tutte, per riconnetterci con la vita, con l’esistenza che sta semplicemente lì, e ci precede e ci trascende e ci sostiene. Ci siamo riscoperte unite, frammenti di natura collegate da un unico antichissimo respiro. Riconnettendoci con la terra, abbiamo spinto la nostra capacità di provare amore oltre ciò che di norma riteniamo siano i suoi confini: oltre i singoli, amore per il gruppo, per la vita intera.

 

The ocean is the beginning of the earth…

Mentre si avvicinava l’ultimo giorno dello Youth Exchange, una sfumatura di nostalgia tinteggiava i nostri animi. Come si può lasciare un luogo che sa di casa, un gruppo unito e intimo come una famiglia? Il tempo trascorso insieme è stato così intenso, ricco di connessioni significative, intuizioni illuminanti, danze matte, risate scoppiettanti e diverse lacrime. Abbiamo mostrato le nostre ferite più vulnerabili sentendoci accolte e accettate in modo incondizionato. Ci siamo scoperte interconnesse come ecosistemi e assaporato l'immensità dell'amore e il suo potere. Come tornare alla nostra vita di sempre? "Cosa vogliamo portare a casa?", ci siamo chieste durante una delle ultime attività di gruppo. Ognuna di noi ha trovato una sua risposta, che abbiamo custodito come un lumino per la strada del ritorno. Una consapevolezza comune ci accompagnerà tutte: l’intuizione chiarissima che la connessione - con sé, con le altre persone, con la natura - è essenziale per la vita umana. La vita è pienissima di senso, se solo possiamo viverla con autenticità. Diffondiamo questa consapevolezza, sosteniamoci a vicenda, sussurriamo alle anime perse - ingabbiate nel consumismo e nell’indifferenza: respira. Ascolta. Osserva. Apri il tuo cuore. Condividi. 

Se è vero che le parole sono insufficienti per trasmettere la magia di questa esperienza, alcune ci riescono comunque un po’ meglio di altre. Questa poesia, ad esempio, ci arriva molto vicina: 

In a world where hearts ache to understand,

The pain of empathy is like shifting sands.

 

We carry the burdens of others' despair, 

Their hopes and sorrows, heavy to bear.

 

In the depths of their darkness, we often reside,

Feeling their struggles, on this emotional tide. 

 

Empathy's weight, a relentless chain, 

A relentless storm, a never-ending rain.

 

But in the midst of this empathetic strife, 

We yearn for a taste of a different life. 

 

A realm where love flows, unchained and free, 

In the dance of passion, where we long to be.

 

Free love, they call it, an anthem of hearts, 

Where judgment departs, and affection imparts.

 

In this boundless ocean, our spirits take flight, 

Unshackled by boundaries, we bask in the light.

 

In free love's embrace, we find our release, 

A symphony of desire, a timeless peace.

 

No walls to confine, no judgment to bind,

Just love unbridled, our souls intertwined.

[Traduzione:

In un mondo in cui i cuori si affliggono per capire,

Il dolore dell'empatia è come una sabbia mutevole.

Portiamo il fardello della disperazione degli altri,

delle loro speranze e dei loro dolori, pesanti da sopportare.

 Nel profondo delle loro tenebre, spesso risiediamo,

Sentendo le loro lotte, su questa marea emotiva.

Il peso dell'empatia, una catena implacabile,

Una tempesta incessante, una pioggia senza fine.

Ma nel mezzo di questa lotta empatica,

desideriamo un assaggio di una vita diversa.

 Un regno dove l'amore scorre, libero e senza catene,

nella danza della passione, dove desideriamo essere.

 L'amore libero, lo chiamano, un inno di cuori,

dove il giudizio si allontana e l'affetto si trasmette.

 In questo oceano sconfinato, i nostri spiriti prendono il volo,

Senza limiti, ci crogioliamo nella luce.

 Nell'abbraccio dell'amore libero, troviamo la nostra liberazione,

Una sinfonia di desideri, una pace senza tempo.

 Nessun muro che ci confina, nessun giudizio che ci vincola,

Solo amore sfrenato, le nostre anime intrecciate.]

 

Loki

 

erasmus+, youth exchange, ecovillaggi

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