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Incontro online tra ecovillaggi: aspetti emotivi e difficoltà nella relazione con i volontari in ecovillaggio

Come previsto, dopo 15 giorni dall'ultimo incontro tra Ecovillaggi, Domenica 21 Febbraio alle 10.30 del mattino, un gruppo di comunità aderenti a Rive si è ritrovata su Zoom per dar vita a un cerchio di confronto.

Il tema esplorato ha preso vita dal precedente incontro e ha approfondito gli aspetti di difficoltà/arricchimento relazionale nella gestione dei volontari temporanei all'interno dei gruppi comunitari

La prima cosa da evidenziare è che la partecipazione a questo terzo incontro periodico è stata più che raddoppiata rispetto ai precedenti. Questo è stato motivo di grandissima gioia: tanto è stato il piacere di rivedersi, di conoscere realtà nuove o meno presenti nella vita associativa (anche per tutte le difficoltà vissute nell'ultimo anno di incontrarsi di persona), e molto più ricco e variegato il confronto di esperienze. 

Il confronto ha voluto portare in emersione gli aspetti più difficoltosi, in termini emotivi e relazionali, delle esperienze di volontariato. 

La gran parte delle comunità aprono le porte del proprio progetto di vita a numerosi volontari durante l'anno e questo necessariamente comporta - oltre che un grandissimo arricchimento esperienziale reciproco - anche un equilibrio in continuo movimento all'interno del gruppo residente. Premesso che tutti gli ecovillaggisti presenti hanno affermato che la stragrande maggioranza delle esperienze di scambio sono state più che positive e ben pochi sono stati i casi problematici e/o negativi che hanno portato grandi criticità alla comunità, è stato comunque molto importante e costruttivo esplorare quali difficoltà sussistono in questi scambi.

Una prima considerazione, condivisa da molti, ha riguardato il bisogno di essere riconosciuti e rispettati come esseri umani, da parte di chi - anche temporaneamente o per brevi periodi - entra in un gruppo già formato e per lo più sconosciuto. Esseri umani fatti di contraddizioni, incongruenze, stati emotivi alterati o principi ideali ancora in via di concretizzazione, come tutti. A volte si riscontra un'aspettativa di "guida", di "formazione" o di "perfezione" che investe i residenti di un gruppo, che fa sentire obbligati a mantenere un "ruolo" di costante accoglienza e apertura, anche quando emergono difficoltà personali e/o relazionali. Questo - a volte - porta a una mancanza di trasparenza comunicativa e di conseguente "separazione" tra membri interni e volontari. E' emerso forte il bisogno di reciprocità, da un lato da parte dei residenti di portare chiarezza sulla propria identità comunitaria (per non lasciare spazio ad aspettative e/o pre-giudizi, nel bene e nel male) e dall'altro di portare feedback dopo aver sperimentato e conosciuto meglio la realtà a cui si sta partecipando (ponendosi nell'ottica di fare domande specifiche, prima di trarre conclusioni). 

 

Ogni ecovillaggio è un mondo a sé, con accordi, procedure, metodi, passioni e attitudini diverse. Per entrare in un contatto proficuo è necessario mettere in campo un atteggiamento di apertura e curiosità, e - spesso - di auto-responsabilità nel portare un contributo, che non necessariamente si limita al lavoro pratico, bensì alla condivisione di ogni aspetto della vita del gruppo. Questa visione d'insieme è spesso complicata da acquisire per periodi di scambio brevi e fa sì che una struttura meglio definita e organizzata in "compiti" e "ruoli" ben precisi sia di aiuto, ma contemporaneamente crea di nuovo quel senso di "diversità" che non aiuta l'integrazione effettiva. Si riscontra in alcune occasioni il senso di "un gruppo nel gruppo", che non permette una sana e trasversale co-partecipazione.

 

Esiste anche l'ombra comprensibile del "senso di invasione" che non necessariamente è rivolta ai singoli volontari che vengono a fare esperienza, bensì a un senso più generalizzato di difficoltà nell'essere molto spesso - quasi quotidianamente - a contatto con molte persone e doversi relazionare con differenti attitudini e modalità, trovando meno spazio per sé e per la propria individualità e/o privacy.

 

Tutte queste considerazioni e osservazioni, portano a sintetizzare che gli ecovillaggi sono luoghi aperti (e desiderano rimanerlo), ma non pubblici. Per questo, nonostante la grande volontà, ribadita a più riprese durante l'incontro, di portare esempi nuovi e possibilità di esperienza diretta a coloro che non vivono in comunità, si rende necessaria spesso una sorta di selezione delle richieste, che permettano di esplorare reciprocamente l'intenzionalità e la volontà che spinge ad avvicinarsi a un gruppo, nonché di portare una prima chiarezza di base sull'identità specifica della realtà a cui ci si rivolge, per non dare troppo spazio ad aspettative e o bisogni personali che non troveranno risposta in questo scambio.

 

Il confronto è stato davvero ricco e questi sono solo alcuni degli spunti emersi e degli esempi presi in considerazione. Molto altro ci sarebbe da dire, ma il gruppo ha ritenuto di aver avuto sufficienti spunti di riflessione per poter - dal prossimo incontro - affrontare un nuovo argomento. 

Un nuovo incontro è programmato per Domenica 7 Marzo alle 10.30 - Verrà facilitato dalla Comune di Alvador con il supporto della Comunità di Etica Vivente. Il tema del confronto verrà comunicato nelle prossime settimane. 

Alla prossima! 

Simona Straforini

(per Tempo di Vivere)

ecovillaggi

 

iniziative ecovillaggi, abitare collaborativo, volontariato

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