"Comunità intenzionali: il riconoscimento giuridico è utile?"

Sabato 30 luglio 2016, durante il XX Raduno estivo della RIVE si è tenuta la Tavola rotonda

Comunità intenzionali: il riconoscimento giuridico è utile?

Con l’On. Mirko Busto, Deputato Movimento 5 Stelle, referente principale della proposta di legge n. 2250 che si propone di riconoscere le comunità intenzionali.

Le «comunità di vita» rappresentano una delle forme più antiche di aggregazione umana e oggi possono costituire importanti laboratori di sperimentazione sociale. L’Italia ha una lunga e ricca storia di esperienze comunitarie che, tuttavia, non hanno trovato finora collocazione nell’ordinamento giuridico, fatta eccezione per quelle tipizzate come, ad esempio, la famiglia.

Il riconoscimento giuridico di questi soggetti intende affermare l’esistenza di un modello sociale, economico e di valori che costituisce un patrimonio importante per lo Stato e per il territorio nel quale sono insediate quelle comunità di vita che si costituiscono intorno a uno scopo, a un progetto e per questo definite « comunità intenzionali ». E' opportuno ricordare il ruolo svolto da molte comunità, intese come "sensori dei bisogni del territorio", nella tutela, recupero e valorizzazione di aree spesso marginalizzate, nel riutilizzo di infrastrutture, nel recupero delle consuetudini che erano alla base degli usi civici, nella naturale predisposizione a operare in varie forme di volontariato. L’insediamento di una comunità in un territorio rappresenta spesso l’opportunità di far rivivere antichi mestieri di carattere agricolo e artigianale, in  territori con problemi di spopolamento, incidendo positivamente sul sistema scolastico locale. Tali insediamenti mostrano, vieppiù, una particolare attenzione al fondamentale ruolo degli anziani, valorizzandone l’esperienza, e costituiscono una naturale prevenzione nei confronti dei fenomeni di micro delinquenza.

Ad oggi, le comunità intenzionali si manifestano attraverso formule e definizioni differenziate. Sono definite ecovillaggi, le realtà che operano prevalentementente in aree rurali, il cui progetto prevede la conversione ecologica in tutti gli aspetti della vita, riferibili alla dimensione economica, ambientale, sociale e culturale.

Comunità intenzionali

Non meno interessante risulta la presenza di comunità intenzionali in contesti urbani, oggi molto diffusa nei Paesi del nord Europa, indicati con il termine "co-housing", le quali sopperiscono nelle città, in particolare nelle metropoli, alla riduzione della quantità e della qualità delle relazioni interpersonali e al fenomeno altrettanto preoccupante delle difficoltà economiche che riguardano un numero crescente di famiglie tradizionali. In Italia tale fenomeno assume la forma di "condomini solidali", nei quali si sviluppano accordi reciproci tra famiglie, forme organizzate di muto aiuto e gestioni economiche condivise, fino ad arrivare a condivisione di tempi e di regole di vita comuni. In queste situazioni si sviluppano processi compensativi che permettono di ammortizzare tra più persone costi e difficoltà insostenibili per un solo nucleo familiare e, allo stesso tempo, si attivano  circoli virtuosi a livello ambientale, quali la riduzione dei consumi energetici, grazie al ricorso alle energie rinnovabili.

Dall’art. I della proposta di legge

“La Repubblica riconosce il valore civile e la funzione di utilità sociale delle organizzazioni comunitarie e sociali disciplinate dalla presente legge e denominate Comunità Intenzionali”

All’incontro sono intervenuti:  l'on Mirko Busto, deputato M5S, Ludovica  Govean per la Rete Cohousing, Alfredo Camozzi de La Comune di Bagnaia per RIVE, Coboldo Melo presidente nazionale CONACREIS. Ha facilitato il confronto Andrea Stagliano, Co-presidente RIVE,

Situazione fino ad oggi:
intervento di Coboldo Melo, presidente CONACREIS nazionale

Per dialogare con lo Stato serve una Legge. A chi teme che una legge rischi d’inquadrare e limitare eccessivamente le realtà comunitarie, Coboldo porta l’esempio della nascita di CONACREIS, sostenendo  che un inquadramento permette di riflettere su noi stessi, su ciò che può servirci e di trovare punti di connessione, questo anche se su alcuni parti non saremo sicuramente tutti d’accordo. La domanda da porsi è dunque: preferiamo un testo perfetto o andare avanti e piuttosto modificarlo strada facendo?

Il testo attuale, ripreso e ripresentato dall’on Busto, sta prendendo forma grazie anche alla collaborazione di diverse entità, tra cui RIVE e CONACREIS

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=54

Intervento Alfredo Camozzi per RIVE

Le comunità intenzionali sono gruppi di persone con la necessità di costruire realtà basate su valori e principi che tengano unito il gruppo. Questo è riconosciuto alle istituzioni religiose, ma non alle istituzioni laiche. Finora le comunità intenzionali hanno dovuto assumere forme giuridiche (Onlus, Associazioni culturali, di promozione sociale, cooperative…) che, in realtà, non le rappresentano fino in fondo. Questo crea problemi e difficoltà burocratiche notevoli. La situazione diventa particolarmente critica soprattutto nel momento in cui ci si trovi nella necessità di dover costruire strutture per la comunità che non sono previste dai regolamenti edilizi e dai piani strutturali.

Anche i rapporti lavorativi all’interno della comunità non sono riconosciuti per legge.

In questo senso il riconoscimento giuridico sarebbe utile perché, pur inserendo vincoli (vedi la necessità di adesione al Registro Nazionale delle Comunità), permetterebbe di avere un'identificazione chiara delle condizioni fiscali, darebbe la possibilità di creare costruzioni adatte allo sviluppo del progetto comunitario e, in ultimo, il riconoscimento che la comunità nel suo insieme sia costituita e si costituisca come soggetto giuridico paritario alla condizione della famiglia.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=589

Intervento Ludovica Govean, Rete Italiana Cohousing

Ci sono differenze tra cohousing ed ecovillaggi, ma ci sono anche tematiche comuni. I cohousing sono realtà d’iniziativa privata con vari soggetti che partecipano a un progetto in cui ogni nucleo ha un’abitazione privata e spazi in comune con gli altri partecipanti. Si trovano per lo più in spazi urbani. Anche per i cohousing, allo stato attuale, la scelta della forma giuridica è complessa.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=991

Intervento On. Mirko Busto, Movimento 5 Stelle

C’è una grande atomizzazione della socialità che porta a cercare nuove forme di aggregazione.

Siamo arrivati a un punto in cui bisogna mettere in discussione alla radice il  sistema sociale, economico e politico. La direzione migliore per risolvere buona parte dei problemi attuali è andare verso nuove forme di aggregazione che portino nuclei di persone a ritrovare una modalità di vita, di produzione e di socializzazione differente.

Cohousing e comunità intenzionali, oltre ad essere laboratori di buone pratiche, sono laboratori di ricostruzione sociale e di nuove forme decisionali condivise che riconducono a una sovranità popolare.

Gli ecovillaggi possono essere un percorso di arricchimento della società e hanno la possibilità di seminare e diffondere la visione di un mondo diverso.

E’ importante creare la visione di un cambiamento e, contemporaneamente, strumenti per concretizzare quella visione, è in quest'ambito che s'inserisce la proposta di legge in oggetto

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=1427

La proposta di Legge sul riconoscimento giuridico delle Comunità Intenzionali

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=2300

Interventi del pubblico

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=inEkM3N_O_k#t=2853

“Noi abbiamo già vinto, perché siamo qui… perché siamo vivi, perché siamo qui e abbiamo vinto e vinciamo ne momento in cui continuiamo a incontrarci e discutere. […] La fregatura è farci dividere dalle opinioni diverse e dal litigio. E’ questo che ci rende unici, perché dall’altra parte c’è un mondo che campa sulla divisione e si ammazza sul litigio. Questa non è la nostra storia. […] Se noi ci riconosciamo partiamo da un punto che è formidabile che gli altri non hanno e non avranno mai. […] Bisogna essere consapevoli di questo, confrontarci, dirci le cose, trovare una quadra, perché la vogliamo trovare, pensando agli altri. […] Noi rappresentiamo, nei nostri  ecovillaggi e comunità, la metà del mondo italiano, l’altra metà sta chiuso nelle città […] Dobbiamo pensare agli altri, a una soluzione che riguarda la metà degli italiani. E’ questa spinta verso l’altro che ci dà forza e che ci fa rimanere compatti… e questo non ce lo toglierà mai nessuno.”

Coboldo Melo

Allegati:
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