Svizzera - Monte Chiesso

CES – Fondazione per la rinascita di Chiesso
6747 - Chironico - Ticino
GPS: N 46.437833, E 8.823333
Tel.: +41 (0)91 8651414
www.cesnet.ch

Nota: questo ecovillaggio non fa parte della RIVE.

Viene riportato nel sito per completezza, ma i dati relativi e di contatto potrebbero non essere aggiornati.

Un apollineo villaggio in pietra che per essere raggiunto richiede un minimo di prestanza fisica e molta buona volontà. Bisogna camminare per circa due ore su di un sentiero che può scoraggiare “i moderni turisti dell’automobile”.

“Ecologismi radicali sul monte Chiesso, nel Canton Ticino.”
di Manuel Olivares e Cristina Spada

Un apollineo villaggio in pietra, un’azienda agricola “radicale” e una sgangherata micro-enclave frichettona: tre culture dell’alternativo collegate da sentieri ben battuti.

Il villaggio montano di Ces

Disabitato d’inverno, variamente vissuto d’estate, Ces, a 1450 m.s.m., risuona dello sciabordio di un’impetuosa cascata-mantra. Dal sedicesimo secolo al secondo dopoguerra, tante famiglie contadine si avvicendano nelle venticinque case in pietra; poi le allettanti comodità del mondo moderno sradicano anche i più volonterosi. Ces viene dunque abbandonato ai camosci, fino a quando, all’indomani dei moti sessantottardi, giovani della vicina cittadina di Locarno, organizzati in una “comunità di ricerca” (politica, ecologica e sociale), decidono di avventurarsi in un’ardua azione di recupero.

L’intento iniziale, ancora oggi perseguito, è quello di trasformare Ces in luogo alternativo “aperto”, dove la cristallina selvaticità dell’ambiente possa coniugarsi alla ricerca di una purezza interumana.

A partire dal 1972 vengono organizzati diversi campi estivi che coinvolgono una scapigliata gioventù internazionale. L’anno dopo viene formalizzata la “Fondazione per la rinascita di Ces” che ha tuttora, con i suoi 35 membri, la responsabilità del borgo montano.

Oggi le case sono in buona parte ristrutturate e fornite tutte di pannelli fotovoltaici. In molti casi si sono mantenuti gli originali tetti in pietra mentre gli interni sono stati rivestiti in legno.

Un sentiero selettivo

Arrivare a Ces richiede un minimo di prestanza fisica e molta buona volontà. Bisogna camminare per circa due ore su di un sentiero che può scoraggiare “i moderni turisti dell’automobile”.

Noi, poi, siamo particolarmente sfortunati (o forse fortunati, chissà…) perché camminiamo tutto il tempo, gravati dagli zaini, alla presenza carismatica di castagni pluricentenari, sotto un’incessante pioggia torrenziale.

Facciamo dunque naufragio nella prima casa di Ces, dove troviamo un’atmosfera calda e soffusa dalla luce sommessa di qualche candela e una coppia seminuda nel silenzio, seduta in terra, nell’atto di festeggiare il secondo o forse il terzo compleanno del loro bimbo regalandogli un tenero massaggio.

Raggiungiamo poi il Mao Mao, la casa madre, dove nella penombra si stagliano tre figure di giovani: Andrea (una bella ragazza pur con i capelli cortissimi), Benni, alle prese con un pentolone di patate prossime alla cottura e Vero che ci sollecita a cambiarci i vestiti senza troppe cerimonie.

È presto pronto in tavola. A Ces si consumano per lo più prodotti biologici locali: alcuni coltivati nei diversi orti del villaggio, altri recapitati da basso con una teleferica, mentre olio, pasta e vino arrivano al remoto villaggio dalla micro-realtà comunitaria de Il Casale, vicino Pienza (Siena).

Dopo cena raggiungiamo presto i nostri letti al piano di sopra. Il locale è piuttosto freddo, comunica con il vano che ci ha accolti attraverso una grande botola. Dormiremo a lungo su di un soppalco sotto il tetto spiovente, con una finestra panoramica sui boschi e l’impetuosa cascata.

Una tranquilla ricognizione

L’indomani è una gradita giornata di sole che ci incoraggia ad uscire di buon ora. I soli gabinetti, ecologici con compostaggio a secco (compost toilette), si trovano ad un’estremità del villaggio. Nella piazzetta principale non manca una piccola chiesa, dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, il primo edificio ad essere ristrutturato in accordo con gli abitanti del paese a valle, Chironico. Dentro e fuori il villaggio pascolano liberamente polli e vacche, alcune delle quali “sacre” perché di proprietà di una donna hindu.

Piccole vasche comunicanti, sotto una tettoia, irrorate da un gettito continuo di acqua sorgiva, garantiscono refrigerio a bidoni di latte, a burro e lievito di birra mentre gli ortaggi e la frutta vengono conservati in una cantina seminterrata. Molte case vengono affittate nel periodo estivo o messe a disposizione dei volontari del Servizio Civile Internazionale, impegnati nel lavoro di recupero.

Si può fare la spesa al “Negozio da Mont”, nella casa “Speranza”, nella parte centrale del villaggio.

È anche possibile comprare prodotti caseari nel piccolo laboratorio di Christian, appena dietro l’emporio.

Doro e i tre eremiti

A quaranta minuti di sentiero da Ces, più in pendenza, Doro: un altro piccolo villaggio abitato solo d’estate e, a sua volta, meta di un dimesso ecoturismo.

A Doro (1537 m.s.m.) l’agricoltura -soprattutto l’allevamento di capre- ha una maggiore centralità rispetto a Ces. Ri-nato come cooperativa è oggi gestito da due coppie che hanno dato vita all’azienda Monte Sponda, specializzata nella produzione casearia. È, tuttavia, un’azienda sui generis, aperta alla convivialità; mentre siamo in visita sul monte Chiesso ospita difatti un raduno di coristi e la voglia di far festa rimbalza fino a Ces.

Sulla via del ritorno una piacevole sorpresa: un personaggio ginsberghiano-shivaita seduto su un tavolo in una disinvolta posizione del loto di fronte a una casseruola di patate. È Giovanni che, assieme a due donne di Zurigo, vive, estate e inverno, tra una vecchia casa sgangherata –munita di pannello fotovoltaico per l’irrinunciabile radio– ed uno splendido tipi.

I tre “eremiti” (per usare una definizione dei locali) convivono con 12 cavalli e diversi cani e si coprono con pelli di animali donate dal macellaio di Chironico.

I rapporti tra la micro-enclave fricchettona e Ces si sono raffreddati nel tempo. Giovanni, che pur ha contribuito a parte dei lavori nel borgo, ritiene che i membri della fondazione “discutano troppo” e che, in realtà, un “solido progetto comunitario” sia ancora di là da venire. Anni fa, poi, in inverno, ha occupato, per un certo periodo il Mao Mao e questo ha determinato un reciproco allontanamento. Restiamo una mezzoretta con Giovanni e con Dingo - una delle due donne che dividono con lui la selvatica vita di alta montagna - per poi riprendere il sentiero punteggiato dai castagni secolari dove si infiltrano, oggi, caldi raggi di sole.

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